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SCENA 0
ANNA: Beh allora… è venuto il momento…
SALIF: Per cosa?
ANNA: In un pranzo domenicale perfetto non poteva mancare… una sorpresa! Signori, vi presento l’autore di queste meraviglie!
Alcuni giorni prima…
SCENA 1
SALIF: Fela! Ho una buonissima notizia!
FELA: Dimmi zio!
SALIF: Mi hanno appena telefonato… mi hanno concesso il finanziamento… possiamo aprire l’associazione per il nostro progetto di Turismo Responsabile in Senegal!
FELA: Evvai!!
SALIF: Bisogna avvertire Karim in Senegal... può cominciare a prendere accordi per le nostre iniziative: l’adozione a distanza che sarà compresa nel pacchetto e le esplorazioni delle zone più sconosciute…
FELA: Gli telefoniamo più tardi allora!
SALIF: Sono proprio contento!
FELA: Anch’io! Non vedo l’ora di cominciare anche il progetto Senghor!
SALIF: Prima però…
FELA: Non me lo ricordare! La tesi… sono ansioso…
SALIF: Fela! Sai che sei il primo della famiglia a laurearti!?
FELA: È per questo… sento tante responsabilità… e in più mi spiace tanto che mamma non sarà qui…
SALIF: Mariama non può lasciare la famiglia ora… lo zio Ndoura sta molto male e lei è l’unica che può aiutarlo… ma ti prometto una cosa: appena sarai laureato andremo in Senegal tutti insieme… per lavorare al progetto e stare un po’ con la nostra famiglia!
Più tardi…
SCENA 2
CESARIA: Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina... entriamo...
TERESA: Vedi Cesaria, con la Repubblica romana del 1849 si afferma l'importanza della figura di Giuseppe Garibaldi, ma l'episodio simbolo dell'Unità d'Italia è rappresentato dalla spedizione dei Mille del 1860... Quella è proprio la camicia rossa di Garibaldi...
CESARIA: Le famose camicie rosse...
TERESA: Eh, si... e quella era la bandiera della spedizione dei Mille... dai, andiamo a vedere!
TERESA: Questo plastico ricostruisce la battaglia che ha decretato la fine della Repubblica romana... e si è svolta nei pressi di Porta San Pancrazio... proprio qui dove oggi c'è questo museo...
CESARIA (legge): “Senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire!”.
TERESA: Camillo Benso conte di Cavour... un'altra figura importante del Risorgimento italiano!
Poco dopo…
SCENA 3
FELA: Anna, che fai?
ANNA: Mi sto preparando per andare in un cantiere dove costruiscono case ecocompatibili con sistemi innovativi…
FELA: Fai bene a portare tutti gli indumenti richiesti per la sicurezza... mi ricordo quando Luis lavorava in un cantiere..
FLASH BACK (IN ITALIA 3 – Punt. 7 scena 5 Luis al cantiere)
FELA: Finalmente! Ho una fame! Ho portato i panini!
LUIS: Ciao Fela!… come li hai fatti?
FELA: Mozzarella e pomodoro! Con un po’ di basilico…
LUIS: Mmmm… mi tolgo i guanti allora…
FELA: Dovete portarli sempre mentre lavorate?
LUIS: Eh sì! Guarda ho proprio qui un opuscolo sulla sicurezza nel cantiere. Dice che il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori, che hanno l’obbligo di utilizzarla, adeguati dispositivi di protezione individuale, come i guanti, l’elmetto, la cintura di sicurezza, le scarpe con punta imperforabile e indumenti specifici a seconda delle necessità.
FELA: Ma spiegami cosa intendi con sistemi innovativi.
ANNA: Beh… ci sono case in legno costruite con tecniche moderne che resistono anche a incendi e terremoti…
FELA: Davvero il legno è così resistente?!…
ANNA: Hanno fatto un esperimento di recente… alcuni architetti italiani, in Trentino, hanno costruito un edificio di sette piani e hanno simulato un terremoto del settimo grado della scala Richter.
FELA: E cosa è successo?
ANNA: È incredibile… l’edificio ha resistito! E questo dimostra che le case che rispettano l’ambiente, sono anche le più sicure…
FELA: Brava, Anna! E stasera che fai?
ANNA: Non ho niente in programma…
FELA: Senti, Luis mi ha presentato un suo amico, è uno chef kossovaro… un ragazzo molto simpatico e mi ha invitato nel suo ristorante… siccome non ho una ragazza, pensavo di invitare te!
ANNA: Ah!! Sarei un ripiego?
ANNA: Beh vediamo… cosa cucina di buono questo chef?
FELA: Il tuo piatto preferito: il cous cous!
ANNA: Allora forse potrei anche accettare il tuo invito…
Il giorno dopo…
SCENA 4
ANNA: È stato proprio gentile Safet Mulaj ad accettare…
FELA: Beh… tu hai insistito e lui non ha saputo dire di no!
ANNA: Domani faremo una bellissima figura! Ho invitato anche Cesaria e Teresa … e ho detto a Salif che pensiamo a tutto noi… tu adesso però devi andare a fare la spesa… quando arriva Safet deve trovare tutto pronto…
FELA: Perché devo andarci io ad accatta’ la spesa?
ANNA. Eh?
FELA: Eh cosa?
ANNA: Che hai detto? “accatta’ ”????
FELA (ridendo): Dicevo per scherzo… scommetto che non sai che vuol dire…
ANNA: No. Non lo so…
FELA: È un termine dialettale del sud dell’Italia… vuol dire ‘prendere, comprare’!
ANNA: Fela! L’italiano l’ho imparato ma i termini dialettali ancora no!
Nel pomeriggio….
SCENA 5
TERESA: Ieri io e Cesaria abbiamo passato proprio un bel pomeriggio!
ANNA: È vero… l’amicizia tra donne è una bella cosa!
TERESA: Mi piace sempre molto parlare con Cesaria… è una donna che ha fatto una vita semplice e faticosa, ma ha un grande ottimismo!
ANNA: È l’energia femminile...!
TERESA: A proposito di energia femminile… il mese scorso sono stata a Forlì in gita con la classe e ho scoperto che è stata una città molto importante per il Risorgimento…
ANNA: Se non sbaglio a Forlì è nato Aurelio Saffi, prima ministro e poi triumviro della Repubblica romana…
TERESA: Infatti la piazza principale della città è intitolata a lui… ma sai che cosa mi ha colpito di più?
ANNA: Che cosa?
TERESA: Era sposato con una donna eccezionale, Giorgina, una donna di origine inglese che condivideva i suoi ideali. Pensa che ha corso tantissimi rischi difendendo i garibaldini perseguitati. Era considerata una grande amica da Giuseppe Mazzini e aveva a cuore i problemi delle donne artigiane e operaie italiane.
Ha scritto anche articoli sulle donne e i loro diritti su una rivista dell’epoca che si chiamava "La Donna".
ANNA: Che giornalista combattiva! Mi ricorda qualcuno…
TERESA: Tua madre scommetto! Anche Giorgina era una madre di famiglia e pure una vera femminista! A Parigi nel 1889 ha fatto un intervento durante l’incontro femminista internazionale!
ANNA: Insomma una grande donna del Risorgimento!
TERESA: Quando sono andata a Forlì ho preso una cartolina di Giorgina Saffi… e ho pensato di farla trovare a tua madre al suo ritorno… una piccola sorpresa!
ANNA: Beh, Teresa! Giorgina si è proprio meritata un posto sulla cartina di mamma! La mettiamo a Forlì!
Poco dopo…
SCENA 6
FELA: D’accordo, Safet, Anna ti aspetta domattina alle 10! Mi raccomando! In segreto! Gli ospiti arriveranno alle dodici e trenta!
Il giorno dopo…
SCENA 7
ANNA: Non so come ringraziarti… volevo fare una sorpresa alla mia famiglia… resteranno a bocca aperta… mentre cuciniamo posso farti qualche domanda? La tua professione mi incuriosisce molto!
SAFET: Certo
ANNA: Perché hai lasciato il tuo paese?
SAFET: Bè, io ho lasciato il mio paese perché c’era la guerra. È iniziata la guerra nel ’97 e io avevo appena 15 anni e quindi ho dovuto lasciarla per via della guerra, appunto perché erano cominciati dei bombardamenti e io con la mia famiglia abbiamo dovuto scappare per trovare un rifugio. Così via per 15 giorni e per 15 città diverse. Abbiamo dovuto attraversarle in mezzo alle bombe, questo prima di arrivare al confine con la Macedonia dove siamo stati ospiti in un campo per rifugiati e lì è successo che ci hanno comunicato che durante la guerra sono state minate tutte le case, bruciate e dato al fuoco praticamente tutto. Noi avevamo perso tutte le speranze di ritornare alla nostra terra e abbiamo deciso di andare in qualche paese in Europa per trovare un futuro.
ANNA: Come sei arrivato in Italia?
SAFET: Noi siamo arrivati tramite i governi. Erano organizzati tutti i governi del mondo dove ospitavano i rifugiati venuti dalla guerra. Dunque, una volta arrivati in Italia ci hanno dato l’asilo politico.
ANNA: Ma quando è nata la tua passione per la cucina?
SAFET: E’ nata quando ho cominciato a lavorare in un grande ristorante dove ho iniziato come aiuto-cuoco e ho visto quest’arte che mi mancava e da lì è cominciata questa passione perché era una cosa troppo bella per non impararla.
ANNA: Senti, la tua cucina presenta ricette di molte culture. Come hai conosciuto tutti questi piatti?
SAFET: Bè, come dicevo prima, lavorando nei ristoranti con chef di diverse etnie e diversi paesi, dove c’erano questi chef che avevano ognuno una ricetta diversa ma poi subentra un po’ di creatività, un po’ di ricette vanno personalizzate e quindi come passione è cresciuta molto velocemente e infatti oggi amo cucinare.
FELA: Anna! Safet! A che punto siete? Salif è andato ad accompagnare Mansour a pranzo da un amichetto ma arriverà tra poco!
ANNA: Sì, e tra mezz’ora arriveranno anche Teresa e Cesaria… Ma abbiamo quasi finito… Perché non apparecchiamo, intanto?
FELA: Va bene!
ANNA: Aspetta! Prendo una tovaglia speciale!
FELA: Che bella tovaglia! Dove l’hai presa?
ANNA: L’ha regalata mia nonna a mamma tanti anni fa… non la mette mai per paura di sporcarla… ma oggi è un giorno speciale! E guarda che tovaglioli originali!
FELA: Quanto sono belli! Brava Anna!
ANNA: Allora… la forchetta si mette a sinistra e il coltello a destra… mettiamo anche i cucchiai?
FELA: Ma no! Con il cous cous non servono!
ANNA: Allora d’accordo? Con gli ospiti facciamo finta che abbiamo cucinato noi, eh?
FELA: D’accordo
Più tardi…
SCENA 8
ANNA: Benvenute! Accomodatevi, prego!
TERESA: Che accoglienza!
CESARIA: Buongiorno, Anna, grazie dell’invito!
ANNA: Salif, prego, entra anche tu!
SALIF: Grazie! Ma che sorpresa ci stai preparando?
ANNA: Le sorprese non si dicono! Accomodatevi in soggiorno… gradite un aperitivo?
TERESA: Accidenti che servizio impeccabile!
SCENA 9
ANNA: Venite, accomodatevi a tavola. Allora: tu Teresa puoi sederti qui, tu Cesaria qui, io e Fela invece ci sediamo qui, è più comodo per prendere i piatti…”
SALIF: Bravi! E farete tutto voi!?
TERESA: Che magnifica tovaglia!
CESARIA: Quante cose buone!
FELA: Forza! Sediamoci!
Poco dopo…
SCENA 10
ANNA: Gradisci ancora un po’ di cous cous, Teresa?
TERESA: No, basta, grazie. Ho mangiato tantissimo!
ANNA: Tu ne gradisci ancora un po’, Cesaria?
CESARIA: No grazie, sono piena anch’io. Hai cucinato benissimo, è incredibile, come una vera cuoca!
ANNA: Salif, prendi ancora un po’ di contorno?
SALIF: Sì, grazie, ne prendo ancora un po’…
FELA: Teresa, per favore, mi passi l’acqua?
TERESA: Preferisci l’acqua naturale o frizzante?
FELA: Naturale.
CESARIA: Che bravi ragazzi!
TERESA: e quanto era buona la salsa!
ANNA: Beh allora… è venuto il momento…
SALIF: Per cosa?
ANNA: In un pranzo domenicale perfetto non poteva mancare… una sorpresa! Signori, vi presento l’autore di queste meraviglie!
FELA E ANNA: Safet!
SAFET: Buongiorno!
ANNA: Uno chef meraviglioso!
SALIF: Hai capito… Quante sorprese!
TERESA: Che sorpresa meravigliosa!
CESARIA: Non ci posso credere!
ANNA: È un amico di Luis e ci ha fatto la cortesia di prepararci un pranzo domenicale!
TERESA: Che gentile!
SALIF: E voi… Quanto siete stati bravi ad apparecchiare così bene! chiaramente da oggi apparecchierete sempre voi!
FELA: Va bene, dai, si può fare!
ANNA: Ma non aspettatevi una cucina come quella di Safet!!!
Ridono
Continua…
LE PAROLE DELL’ITALIANO
Anna è una perfetta padrona di casa. Avete visto come è stata brava con i suoi ospiti? È stata gentile fin da quando sono entrati in casa:
ANNA: Benvenute! Accomodatevi, prego!
ANNA: Salif, mamma, prego, entrate anche voi!
“Benvenuti” oppure “Che piacere vedervi!” o “Che piacere vederti!” o “... vederla!” sono le prime parole gentili che dobbiamo dire quando qualcuno viene a trovarci. Subito dopo, lo invitiamo a sedere, dicendo: “Accomodati”, “Accomodatevi, prego”, “Si accomodi pure”, e poi, offriremo qualcosa:
ANNA: ................Accomodatevi in soggiornogradite un aperitivo?
Anna ha detto: “Gradite un aperitivo?”. Avrebbe anche potuto dire: “Posso offrirvi un aperitivo?”, oppure “Vi va un aperitivo?”. Ma questo “Vi va” (o “Ti va”) possiamo usarlo solo se siamo in confidenza con i nostri ospiti.
Dopo l’aperitivo, quando il pranzo era pronto, Anna ha invitato gli ospiti a sedersi a tavola, e ha usato di nuovo il verbo accomodarsi:
ANNA: Venite, accomodatevi a tavola. Allora: tu Teresa puoi sederti qui, tu Cesaria qui, io e Fela invece ci sediamo qui, è più comodo per prendere i piatti…
Come vedete, il segreto per essere gentili è semplice. Le parole che dobbiamo saper usare sono poche: accomodati, accomodatevi, si accomodi; gradisci, gradite, gradisce; preferisci, preferite, preferisce; prendi, prendete, prende; vuoi, volete, vuole; ti va, vi va. Poche parole e il gioco è fatto, anzi: il pranzo è servito:
ANNA: Gradisci ancora un po’ di cous cous, Teresa?
ANNA: Tu ne gradisci ancora un po’, Cesaria?
OLGA: Salif, prendi ancora un po’ di contorno?
SALIF: Sì, grazie, ne prendo ancora un po’
FELA: Teresa, per favore, mi passi l’acqua?
TERESA: Preferisci l’acqua naturale o frizzante?
Anna e Fela hanno organizzato il pranzo e hanno preparato la tavola con cura: hanno messo una bella tovaglia colorata, i tovaglioli e delle belle posate, cioè i coltelli, le forchette, i cucchiai e i cucchiaini:
ANNA: Allora… la forchetta si mette a sinistra e il coltello a destra… mettiamo anche i cucchiai?
Gli ospiti hanno apprezzato molto, e hanno fatto molti complimenti:
FELA: Che bella tovaglia! Dove l’hai presa?
ANNA: ................E guarda che tovaglioli originali!
FELA: Quanto sono belli!
TERESA: Che magnifica tovaglia!
CESARIA: Quante cose buone!
TERESA: e quanto era buona la salsa!
E così, abbiamo scoperto un altro significato della parola che e della parola quanto. In tutte queste frasi, che e quanto servono per esclamare: sono parole esclamative. Negli esempi che abbiamo sentito, che e quanto esprimono un complimento o un giudizio positivo, ma possono anche esprimere un rimprovero o un giudizio negativo: “Quanto sei cattivo!”, “Che maleducato, quello!”. Sentiamo altri esempi di esclamazioni:
TERESA: Che giornalista combattiva!
CESARIA: Che bravi ragazzi!
TERESA: Che sorpresa meravigliosa!
OLGA: Che gentile!
SALIF: ..... Quante sorprese!
SALIF: E voi… Quanto siete stati bravi ad apparecchiare così bene!
Vi ricordate? Non so se avete notato che a tavola i nostri amici hanno usato spesso la parola ne: “Ne gradisci ancora un po’?”, “Ne prendo ancora un po’” ecc. Questo ne è un pronome che vuol dire “di questo”, “di lui”, “di lei”. Noi già lo conosciamo, i nostri amici ce lo hanno presentato nella puntata 13 della II serie, mentre erano all’Aquila. Ve lo ricordate?
Riprendere da Le parole dell’italiano II edizione, puntata 13, le seguenti battute:
FELA: Volevo tanto parlarti di un papa che è sepolto qui...
SALIF: E perché?
FELA: Perché ne parla Dante, si chiama Celestino V.
SALIF: Come mai Dante ne parla?
FELA: Beh… in realtà non ne parla benissimo
SALIF: Salve! Scusate ma… mio nipote non ha resistito al pallone…non ne può fare a meno…
SALIF: Beh… ci siamo trasferiti in Italia e ora stiamo cercando di conoscerla meglio… ne siamo innamorati
Piccola storia dell’italiano
Italiano e dialetti: uniti nella diversità
Oggi Anna e Fela hanno parlato di italiano e dialetti. Com’è l’italiano di oggi? Per rispondere a questa domanda dovrei cambiarla, e dire: “Come sono gli italiani di oggi?”. Eh sì, perché non esiste un solo italiano: ne esistono molti, che cambiano, e sono cambiati, nel tempo, nelle situazioni e soprattutto nello spazio. L’italiano che si parla a Milano non è lo stesso che si parla a Venezia, a Napoli o a Palermo: ciascuno di questi italiani è influenzato dal dialetto che si parla in queste città. In Italia ogni città, anzi: ogni paese ha il suo dialetto. Che differenza c’è fra l’italiano, la lingua nazionale, e i tanti dialetti? Chi per mestiere insegna le lingue, come me, sa che non c’è nessuna differenza dal punto di vista linguistico: i dialetti hanno le loro regole e le loro parole, proprio come la lingua. La differenza dipende dalla storia. In Italia un dialetto, il fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio, ha avuto più successo degli altri; perciò, è diventato prima la lingua di tutti gli scrittori, e poi la lingua di tutti gli italiani. Concludo: i dialetti non possono sostituire l’italiano, che è la lingua nazionale, ma non sono lingue da buttar via: sono una ricchezza in più. Molte parole dei dialetti oggi sono diventate italiane a tutti gli effetti. Panettone e risotto vengono dal milanese, grissino viene dal piemontese, mozzarella dal napoletano, vestaglia, gondola, e perfino ciao vengono dal dialetto di Venezia. Eppure, oggi, chi direbbe mai che queste parole non sono italiane?
LA BUSSOLA
La sicurezza dei lavoratori
In questa puntata abbiamo visto Anna che prepara gli indumenti di sicurezza da indossare per entrare in un cantiere dove costruiscono case eco-compatibili.
SCENA 1
Anna sta preparando l’attrezzatura per andare in cantiere: casco, scarponi di sicurezza, giubbotto catarifrangente. Entra Fela.
FELA: Anna, che fai?
ANNA: Mi sto preparando per andare in un cantiere dove costruiscono case ecocompatibili con sistemi innovativi…
Abbiamo parlato nella precedente serie di In In Italia (La Bussola: puntata 1 e puntata 13) di sicurezza sul luogo di lavoro e degli specifici obblighi che il datore di lavoro deve rispettare per tutelare i propri dipendenti.
SCENA 1
FELA: Fai bene a portare tutti gli indumenti richiesti per la sicurezza... mi ricordo quando Luis lavorava in un cantiere edile...
FLASH BACK (IN ITALIA 3 – Punt. 7 scena 5 Luis al cantiere)
Oggi, la sicurezza sul luogo di lavoro è diventata una delle cose più importanti per le aziende oltre ad essere un preciso obbligo da rispettare per tutelare la salute dei lavoratori.
Infatti, la Costituzione Italiana afferma nell’art, 32 che “la salute dell’individuo è un diritto fondamentale e al contempo interesse della collettività”. Ciò significa che la salute deve essere sempre tutelata, principalmente nei luoghi di lavoro.
Lo stesso principio viene ripreso anche negli articoli 35 e 41 della Costituzione: il primo afferma, infatti, che la Repubblica “tutela il lavoro in tutte le sue forme”, mentre il secondo considera che l’attività economica, se pur libera, “non può svolgersi in modo da recare danno all sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”.
Troviamo tutte le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nel Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, noto come Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, aggiornato nel 2009 (Decreto Legislativo 5 agosto 2009, n. 106).
Ma vediamo quali sono le regole generali che deve rispettare il datore di lavoro.
Innanzitutto, deve dare al lavoratore macchinari, utensili e strumentazioni che non presentino rischio per la salute e l’integrità fisica.
Il datore di lavoro deve anche informare, formare e addestrare i lavoratori sui pericoli che possono derivare dall’uso non corretto dei macchinari.
Oltre ad informare, il datore di lavoro, anche attraverso propri delegati, deve vigilare e verificare se i lavoratori rispettano le norme antinfortunistiche.
E deve nominare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi, un vero e proprio esperto in materia di sicurezza e il medico competente, specializzato in medicina del lavoro che svolge la cosiddetta sorveglianza sanitaria.
Questo medico collabora con il datore di lavoro nel formare ed informare i lavoratori sui rischi e nell’organizzazione del primo soccorso. Inoltre, redige, aggiorna e custodisce una cartella sanitaria per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria.
Il datore di lavoro deve anche scrivere il “Documento di Valutazione Rischi”, cioè una relazione nella quale deve descrivere gli eventuali rischi per la sicurezza e la salute. Questo documento attesta tutte le misure di prevenzione e protezione che un’azienda adotta per garantire la sicurezza.
Il Testo Unico detta particolari responsabilità, sia di tipo civile che penale, per il datore di lavoro quando non rispetta il lungo elenco degli adempimenti– e ve ne sono molti – e le misure di prevenzione e protezione.
Il tema della sicurezza sul luogo di lavoro ha sempre avuto notevole importanza.
Infatti, anche se la prima normativa organica, in osservanza delle direttive comunitarie, e’ del 1994, bisogna ricordare che i datori di lavoro hanno l’obbligo di assicurare i propri dipendenti dagli infortuni sul luogo di lavoro sin dal 1965.
(Decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124).
L’INAIL, l’ Istituto Nazionale per l’ Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, tutela (cioè protegge) il lavoratore contro i danni che derivano dagli infortuni e dalle malattie professionali causati dall’ attività lavorativa.
In particolare, l’INAIL dà al lavoratore infortunato sul luogo di lavoro o colpito da una malattia contratta a causa del lavoro un’indennità per la durata dell’infortunio o della malattia fino alla guarigione clinica. Può anche dare una rendita (cioè una somma periodica) quando l’infortunio o la malattia lo ha privato, in tutto o in parte, dell’idoneità a lavorare.
Inoltre, l’INAIL eroga in favore del lavoratore prestazioni di tipo sanitario, come cure mediche e chirurgiche, accertamenti, e cure volte alla riabilitazione per tutta la durata della malattia o dell’infortunio e anche dopo la guarigione clinica, fino al recupero della capacità lavorativa.
Oltre alle indennità date dall’INAIL, il lavoratore ha anche diritto al risarcimento del danno alla salute (il cosiddetto danno biologico) e del danno morale, e, in determinati casi, del danno cosiddetto “esistenziale”.
In questo caso, è necessario rivolgersi a un giudice per ottenere il risarcimento, chiamando in giudizio il datore di lavoro, se l’infortunio o la malattia sono la conseguenza diretta della violazione di norme sulla sicurezza.
www.lavoro.gov.it
www.inail.it